Massimo Fragola – già docente di Diritto dell’Unione europea, vicepresidente vicario del Seminario Permanente di Studi Internazionali (SSIP)
Quando nel nostro paese si affronta la tematica dei cc.dd. “regimi concessori” viene subito in mente la querelle delle concessioni balneari. Va subito chiarito che i regimi concessori sono sempre stati una “passerella” tra stato e mercato e proprio per le sue finalità detti regimi vanno considerati fondamentali per lo sviluppo di qualsiasi paese e in particolare per l’Italia.
Non v’è dubbio che la complessa tematica si pone al centro dell’attualità, sia che si tratti di diritto amministrativo, sia che si tratti di diritto pubblico – o meglio costituzionale – sia che si tratti di diritto sovranazionale europeo.
L’utilizzo dei beni e delle risorse pubbliche di una stato costituiscono un quid specialis, un acceleratore dello sviluppo economico. Ovviamente i beni e le risorse pubbliche del territorio hanno una differente valutazione e un differente peso in ragione della loro qualità, dimensione, la loro dislocazione sul territorio nazionale, che li rende fruibili nel rispetto del principio di sussidiarietà sia verticale sia (?) orizzontale.
Il legame tra regimi concessori e mercato non solo connotano l’economia e quindi lo sviluppo di un paese ma anche il livello della sua democrazia.
Quando si parla di concessioni pubbliche ci riferiamo principalmente al principio di libera concorrenza la cui tutela è garantita dalla nostra costituzione (art. 41) che ne sancisce la esclusività del potere legislativo statale. Vanno altresì annoverate nelle fonti applicabili alla materia la normativa antitrust dell’Unione europea, sia in quanto norme primarie, dei trattati, sia in quanto normativa derivata: essa costituisce un fondamentale ambiente normativo al quale ci dobbiamo riferire pena le procedure di infrazione che ben conosciamo. Da tutto quanto appena segnalato,deriva l’inderogabile adeguamento dei procedimenti di evidenza pubblica che deve garantire la libera competizione imprenditoriale, non solo italiana ma europea, che si configura come una ineludibile realtà democratica del mercato e della nostra vita di relazione.
Anche se, questo va sottolineato, nel nostro paese le difficoltà di una vera e crescente cultura concorrenziale è difficile a radicarsi, ove si consideri che, al di là delle rendite di posizione acquisite da molti anni, il pensiero di una sana concorrenza, di un’equa competizione basata sulla competenza, sulla qualità e sulle offerte eque, è molto difficile da cogliere e accettare. Come detto l’esempio più eclatante è quello delle concessioni balneari, ma i regimi concessori in senso lato si svolgono in una dimensione molto più ampia e molto più differenziata.
Quindi si può affermare che il principio concorrenziale tra imprenditori, tra imprese, appare comeun’espressione democratica di democrazia economica finalizzato alla scelta della migliore soluzione possibile – bilanciando gli interessi coinvolti, pubblici e privati – nella prospettiva di soddisfare esigenze collettive e interesse pubblico come postulato del principio di uguaglianza, e principio dell’interesse della collettività, con l’esercizio della libertà economica, per un utilizzo corretto ed equo dei beni e delle risorse pubbliche.
Oggi la situazione è molto più complessa rispetto a cinquant’anni fa.
Le tecnocrazie prevalenti soprattutto nel campo della cibernetica, dell’intelligenza artificiale sono oramai orientate, non solo e non tanto, alla supremazia economica, ma alla supremazia politica. E questo fa comprendere come il mondo sia già cambiato e che il sistema economico, politico,amministrativo, burocratico, si scontra, più che si incontra, con obiettivi privatistici di livello abnorme, diversi dal benessere dei cittadini e dal corretto uso delle risorse pubbliche.
Un ultimo aspetto va segnalato: la tematica dei regimi concessori va coordinata con altrepolitiche ad essa collegata, come ad per esempio, le politiche ambientali e quindi dello sviluppo sostenibile, gli interessi strategici nazionali, le reti pubbliche, l’ energia, sicurezza e partenariato pubblico e privato.
Uno stato che guarda al suo futuro e al futuro dei propri cittadini soprattutto delle giovani generazioni, deve affrontare queste tematiche, questa sfida, per non rimanere indietro rispetto agli altri competitor globali.