L’incerto destino d’Europa – continua

La Germania assume la presidenza di turno del Consiglio UE e subito scatta il patriottismo mediatico degli stati membri che ne patiscono l’influenza. Quelli messi meno bene chiedono all’Unione, ed al suo maggiore azionista, di mettere a disposizione le risorse, “tutte e subito”, per riprendersi dal crollo del PIL. Gli stessi esigono che le risorse “tutte e subito” non comportino alcuna condizione e contestano a chi eroga la facoltà di suggerire.
Nella contabilità quotidiana, il buon padre di famiglia del Diritto privato sa che i doni ricevuti sono da preferire ai prestiti concessi. Il dono è a fondo perduto, il prestito, ancorché a tassi vantaggiosi, accende un debito a carico della famiglia, da ripagare in tempi certi se non lo si vuole scaricare sugli eredi. Alcuni auspicano il prestito irredimibile, che è chiamare il dono in altro modo.
A Villa Doria Pamphilj gli Stati Generali hanno cercato le idee su come spendere i doni che arriveranno da Bruxelles. E’ restata sullo sfondo l’informazione che il pacchetto è in via di approvazione al Consiglio europeo e che questo  ha la peculiarità di decidere per consenso.
La nostra fiducia nella proposta è data da due elementi invero rassicuranti: è avanzata dalla Commissione guidata dalla tedesca popolare Ursula von der Leyen; è sostenuta dalla tedesca popolare Angela Merkel. Il duo al femminile sa essere convincente  nei confronti degli stati membri frugali del Nord e dei renitenti dell’Est. Ai primi si fanno balenare indagini su certe agevolazioni fiscali che distorcono la concorrenza fra imprese. Ai secondi si promette l’aumento dei fondi strutturali, quelli che hanno loro consentito di uscire dall’inferno  dell’economia statalizzata verso il paradiso dell’economia di mercato.
Basta però un’uscita della Cancelliera a suscitare la reazione patriottica. Dichiara infatti la Nostra che “non abbiamo messo a disposizione degli Stati strumenti come il MES e SURE perché restino inutilizzati”. Nessuno – è la vibrata risposta – ci può insegnare a fare di conto in casa nostra. Altri rincarano la dose accusando le ingerenze straniere negli affari interni.
MES e SURE prestano e non donano, questo è il cruccio, e non le loro presunte condizionalità. Si trascura il dettaglio che le sovvenzioni saranno disponibili con il bilancio 2021 mentre MES e SURE sono erogabili subito. Cosa fare da luglio a dicembre è la vera domanda.
L’argomentare è ante – comunitario se non ante – guerra, quando la retorica nazionalista faceva premio sulla volontaria cessione di sovranità che sarà sancita dalla Costituzione repubblicana. Si ignora, o si finge di ignorare, che in seno all’Unione la cosiddetta ingerenza è la prassi e non un abuso. E’ una facoltà circolare che tutti i soci della moneta unica possono esercitare.
La partita che si sta giocando a Bruxelles è a alto rischio. Non è detto che le proposte della Commissione, per quanto autorevolmente sostenute, vadano in porto nella loro integralità. Diamo pure per scontato che Next Generation EU sia approvato, una qualche misura dell’Unione è inevitabile nelle circostanze date.
Non è scontato che l’articolazione fra sovvenzioni e prestiti resti quella originaria. Qualche cifra potrebbe essere limata per amore di compromesso e le nostre idee di spesa essere conseguentemente ridimensionate.
Il gioco delle alleanze è fondamentale. Ai nostri alleati serve che i richiedenti mostrino la saggezza del buon padre di famiglia, la mediazione è agevolata dal fatto che tutti concordiamo che le spese attivino le riforme strutturali. Il moderno patriottismo sta nel considerare che i vincoli europei sono parte del patrimonio comune.

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