{"id":1668,"date":"2020-04-07T18:21:59","date_gmt":"2020-04-07T16:21:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ssipseminario.it\/?p=1668"},"modified":"2020-04-17T14:32:11","modified_gmt":"2020-04-17T12:32:11","slug":"focus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ssipseminario.it\/en\/focus\/","title":{"rendered":"Bye bye \u201cmetodo comunitario\u201d!<br>\u00c9 l\u2019Unione dei governi"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1668\" class=\"elementor elementor-1668\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2b6e642 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2b6e642\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-4faad1e\" data-id=\"4faad1e\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7b4c603 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"7b4c603\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tIn questi giorni di pandemia siamo tutti pi\u00f9 irascibili ammettiamolo. In tempi di difficolt\u00e0 che si protraggono, di privazioni, restrizioni e sospensione di diritti e libert\u00e0 da tempo acquisiti (mi correggo: dati per scontati), \u00e8 comprensibile manifestare sentimenti di sfiducia e di incertezza per il futuro. E nei confronti di chi ha responsabilit\u00e0 di governo a tutti i livelli, locale, regionale, nazionale, europeo. A questo riguardo, quotidianamente, l\u2019Unione europea (UE) \u00e8 additata da molti (cittadini, politici e mass media) come la causa di tutti i nostri mali. Spero che non si pensi che l\u2019UE abbia provocato la pandemia Covit-19! L\u2019Unione (\u201cl\u2019Europa\u201d) \u00e8 al centro del dibattito dei mass media nel bene (poco) e nel male (moltissimo). Vediamo perch\u00e9. Vorrei fare, tuttavia, una breve notazione a me stesso.Se l\u2019Unione europea \u00e8 diventata una \u201cmatrigna\u201d (come parte di cittadini ritengono), un\u2019entit\u00e0 opprimente, senza solidariet\u00e0 e senza umanit\u00e0 tra gli Stati membri e i Popoli d\u2019Europa avvezza soltanto a distinguere i buoni (cicale) dai cattivi (formiche), il nord (efficiente) dal sud (indolente) e l\u2019est (sciovinista) dall\u2019ovest (decaduto)\u2026allora mi sono sbagliato. Se l\u2019Unione europea e l\u2019intero processo di integrazione europea (dopo circa 70 anni) non ha fatto nulla di buono per i cittadini e, di conseguenza, \u00e8 da additare (come molti reputano) come la \u201ccausa di tutti i nostri mali\u201d\u2026 allora mi sono nuovamente sbagliato.Se l\u2019Unione europea \u00e8 percepita da taluni come un carrozzone sgangherato (comandato dalla Germania) che pretende soltanto dagli Stati e poco o nulla restituisce ai cittadini; se nell\u2019immaginario collettivo l\u2019Unione europea \u00e8 percepita come \u201cil capro espiatorio delle disgrazie che affliggono la maggior parte del continente europeo\u201d\u2026 allora vivo su di un altro pianeta. Ma non credo\u2026sono pienamente con i piedi sulla terra e non mi ritengo un\u2019europeista zelante \u2013 come dire sempre e comunque \u201cf\u00fcr Europa\u201c \u2013 ottuso e con i paraocchi. Anzi. Sono il primo critico di come sta (non) funzionando l\u2019Unione europea negli ultimi anni. In particolare dal 2008 ad oggi: senza tregua da una crisi (Lehman Brothers) all\u2019altra (Covid-19). Differente nelle origini ma simile negli effetti. Devastanti sul piano sociale ed economico. E della solidariet\u00e0 europea (come vedremo). Riflettendo, entrambe crisi \u201cesogene\u201d che provengono dall\u2019esterno dell\u2019Unione europea (e dell\u2019Europa continentale) non germogliando dall\u2019interno. Questo \u00e8 un dato. Quindi possiamo affermare che dal 2008 praticamente senza discontinuit\u00e0 siamo in difficolt\u00e0 profonda dal punto di vista sociale, economico e, mi si consenta, psichico, emotivo. Una \u201cguerra\u201d secondo alcuni commentatori, soprattutto in relazione alla recente e perdurante pandemia da coronavirus. Se i fatti esposti sono riconosciuti da tutti come evidenti, non ipotetici, e non ci sono perplessit\u00e0 su quanto sottolineato, \u00e8 possibile discutere in serenit\u00e0 e con buonsenso. La premessa \u00e8 sembrata necessaria perch\u00e9 spesso gli eventi che si susseguono frenetici ci assorbono del tutto al punto da farci dimenticare l\u2019oggettivit\u00e0 degli avvenimenti (la cc.dd. \u201cmemoria corta\u201d). Ovviamente, e va rimarcato, nel rispetto delle altrui idee e ideologie perch\u00e9 \u201cil mondo \u00e8 bello\u201d proprio per questo e, per grazia di Dio, siamo ancora in un Paese democratico nel quale la libert\u00e0 di espressione \u00e8 un diritto\/valore costituzionalmente garantito (ma anche dalla Convenzione europea dei Diritti dell\u2019Uomo (CEDU) e dalla Carta dei diritti fondamentali UE), giacch\u00e9, come recita l\u2019articolo 21 \u201ctutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione\u201d. Ci sarebbe da dibattere sulle fake news che appaiono quotidianamente sui social e sulla loro posizione in ordine al (diritto di manifestare il proprio pensiero e) al corrispondente dovere di non affermare e divulgare il falso. Mi astengo in questa occasione dall\u2019annosa questione tutta figlia dei tempi e della tecnologia dell\u2019informazione. Poc\u2019anzi ho parlato di emotivit\u00e0. Meglio dire le cose come stanno: la sensazione prevalente che la maggior parte dei cittadini oggi manifesta (non solo sui social ma anche nelle statistiche ufficiali) \u00e8 la paura, il terrore di non farcela, di panico, di sgomento, di angoscia per il futuro. Ora come allora. Dalla crisi Lehman Brothers alla pandemia Covid-19. Oggi come allora ce la faremo e saremo liberi nel rispetto di tutti e delle leggi &#8220;Servi legum sumus, ut liberi esse possimus&#8221;, 146, Marco Tullio Cicerone). Ma non cerchiamo le responsabilit\u00e0, il capro espiatorio \u201cal di fuori\u201d di noi stessi, incolpando, ora l\u2019Unione europea, ora l\u2019ONU, ora, il FMI, l\u2019OMS ecc. poich\u00e8, nel bene e nel male \u2013 spiegher\u00f2 pi\u00f9 avanti che intendo \u2013 proprio la nostra partecipazione a questi organismi ci assicurano (senza che noi ne percepiamo la valenza) uno scudo e una protezione che non potremmo altrimenti avere. Eppure le dichiarazioni che prevalgono in questi difficili momenti storici (riscontrabili a tutte le latitudini) vanno nella direzione opposta: \u201cAmerica First\u201d, \u201cPrima l\u2019Italia o \u201cgli italiani\u201d\u201d, \u201cBrexit\u201d, cos\u00ec come pure il nazionalismo russo, turco, brasiliano, ungherese e dei Paesi UE di Visegrad e cos\u00ec via. Si avverte la crisi del multilateralismo \u2013 che pure ha garantito l\u2019ordine mondiale dal dopo guerra \u2013 e, forse, crisi delle democrazie liberali. Sgombriamo il campo da equivoci: l\u2019Unione europea (Comunit\u00e0) degli anni \u201950 \u201960 \u201970 e (forse) \u201880 non esiste pi\u00f9.\u00a0 Non esiste pi\u00f9 n\u00e9 l\u2019\u201dEuropa romantica\u201d dei pensatori e degli uomini di cultura di inizio secolo scorso \u2013 tra i pi\u00f9 noti Spinelli, Monnet, Schumann, Spaak, Adenauer, De Gasperi \u2013 n\u00e9 l\u2019Europa della solidariet\u00e0 diffusa e degli interessi comuni. \u00c8 un dato di fatto. Se non cambier\u00e0 nel prossimo futuro, dobbiamo considerare il processo di integrazione europea come \u201cuna necessit\u00e0\u201d (inevitabilit\u00e0) che va oltre la volont\u00e0 politica dei governi: vale a dire la somma degli interessi dei governi degli Stati membri, non gi\u00e0 un\u2019obiettivo comune da realizzare (l\u2019Unione politica? la politica economica comune? La fiscalit\u00e0 comune ecc.). Il processo di integrazione europea \u00e8 un processo irreversibile (che lo si capisca o no, che lo si voglia o no). Il fenomeno \u201cBrexit\u201d e le sue difficolt\u00e0 intrinseche ne \u00e8 un\u2019esempio tangibile. Per spiegare meglio: l\u2019integrazione europea tra Stati membri, istituzioni specifiche e Popoli europei ha subito una importante frenata. Non da ultimo. Dopo la realizzazione del Mercato (unico) europeo \u2013 con le quattro libert\u00e0 garantite e tante politiche \u201ccomunitarizzate\u201d \u2013 delle regole antitrust europee e della moneta unica (e mi piace qui ricordare l\u2019Europa dei diritti, delle Carte e delle Corti), ci si attendeva un\u2019accelerazione verso l\u2019unione politica; oppure la definizione di una reale politica economica Ue, ovvero una fiscalit\u00e0 comune. Tutto ci\u00f2 non si \u00e8 realizzato in tanti anni di integrazione mantenendo a tutt\u2019oggi un\u2019ordinamento zoppo e parziale sia dal lato delle competenze sia sul versante delle decisioni. Come mai? A chi attribuire le cause? 1\u00b0) L\u2019Unione \u00e8 un\u2019ente non gi\u00e0 a competenze universali (come lo Stato) bens\u00ec con competenze strettamente e rigorosamente attribuite dagli Stati membri; quindi al di fuori di competenze specifiche dell\u2019Unione (esclusive e (talvolta) concorrenti) le istituzioni UE non hanno un potere decisionale illimitato bens\u00ec vincolato; 2\u00b0) i governi degli Stati membri anche in talune materia \u201ctrasferite\u201d nella sfera di competenza UE, ne hanno deliberatamente depotenziato l\u2019efficacia (nei Trattati) stabilendo \u201cpaletti\u201d al momento della decisione finale. Vale a dire, nelle materie pi\u00f9 sensibili (immigrazione, politica sociale, politica estera ecc.) \u2013 ancorch\u00e9 previste dai Trattati UE \u2013 i governi degli Stati membri ne hanno vincolato la conclusione dell\u2019iter legislativo delle istituzioni (Commissione, Parlamento europeo e Consiglio UE) al loro determinante voto all\u2019unanimit\u00e0 in sede di Consiglio UE, fugando cos\u00ec qualsiasi dubbio su chi, alla fine, deve decidere nel sistema istituzionale UE. Dal Trattato di Lisbona firmato nel 2007 si evince che gli Stati membri vogliono integrarsi\u2026ma non troppo! Sicch\u00e8 da quando questo trattato \u00e8 entrato in vigore nel 2009, a tutt\u2019oggi (e sempre pi\u00f9) il profilo intergovernativo delle decisioni nell\u2019Unione europea \u00e8 evidente e il voto all\u2019unanimit\u00e0, spesso, ne ha provocato lo stallo. Bye bye \u201cmetodo comunitario\u201d! (mi riferisco all\u2019abbandono quasi generalizzato del bilanciamento dei poteri nella procedura decisionale che annovera l\u2019interesse europeo (Commissione) contingentato dall\u2019interesse dei cittadini (Parlamento europeo) e dall\u2019interesse dei governi nazionali (Consiglio UE). Ma a chi attribuire tutto ci\u00f2? All\u2019\u201dUnione\u201d come si sente affermare quotidianamente o ai governi degli Stati membri? Peraltro, \u00e8 disgustoso che gli stessi rappresentanti dei governi nazionali allorch\u00e9 fanno affermazioni sul piano nazionale, additano loro stessi le colpe genericamente \u201call\u2019\u201dUnione\u201d invocando una \u201cEuropa\u201d migliore ovvero apostrofandola con epiteti e slogan populistici del tipo \u201cEuropa matrigna\u201d, \u201ccarrozzone sgangherato\u201d, \u201cEuropa delle Banche\u201d e quant\u2019altro. Mi chiedo (per riflettere ancora): come test\u00e8 notato, le decisioni sia politiche che legislative (attribuite al\u2019intera Unione europea) non sono fortemente nella sfera decisionale dei governi nazionali come si diceva poc\u2019anzi? E chi dovrebbe migliorare questa Europa se non i governi degli Stati membri? Chi? Il Parlamento europeo non ha i poteri per modificare i Trattati e men che meno la Commissione europea. Questa tendenza populistica per ottenere il solo (breve) credito politico elettorale interno \u00e8 un\u2019atteggiamento da deprecare, sia da parte dei rappresentanti dei governi sia dell\u2019intera politica. I cittadini britannici che hanno votato per la Brexit non hanno colpe maggiori del governo che li ha chiamati al voto referendario dopo una campagna elettorale contraria che durava, a dire il vero, gi\u00e0 dal 1974. E non so se i cittadini britannici saranno pi\u00f9 felici dei cittadini europei continentali. Si vedr\u00e0. Allora che aggiungere? Basterebbe conoscere per comprendere; riuscire a capire il vero dal falso (fake news); che lo si voglia o no dobbiamo stare insieme non abbiamo altro rifugio. USA, Cina e Russia non sono dei parners affidabili: a mio avviso non vogliono un\u2019Unione europea forte e credibile sul piano internazionale e commerciale. Mi viene in mente l\u2019espressione latina \u201cdivide et impera\u201d. Dal che, con uno sforzo di sintesi, le proposte seducenti dei \u201cpifferai\u201d di turno avrebbero meno presa sull\u2019opinione pubblica e si guarderebbe viceversa a come far valere gli interessi nazionali nella cornice europea e nelle sedi istituzionali. Questo \u00e8 il punto. Se \u00e8 vero che il processo di integrazione europea \u00e8 un processo irreversibile allora occorre ripensare la nostra partecipazione all\u2019Unione europea<\/span>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni di pandemia siamo tutti pi\u00f9 irascibili ammettiamolo. In tempi di difficolt\u00e0 che si protraggono, di privazioni, restrizioni e sospensione di diritti e libert\u00e0 da tempo acquisiti (mi correggo: dati per scontati), \u00e8 comprensibile manifestare sentimenti di sfiducia e di incertezza per il futuro. 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